martedì 3 ottobre 2017

Poltica industriale di pace

Avvenire ha pubblicato inaspettatamente sabato 30 settembre 2017 questa mia lettera aperta che vuole chiamare ad un confronto sulla realtà delle cose sia Confindustria che sindacati 


O le bombe o niente lavoro Assurdo dilemma in Sardegna
La riconversione della Rwm è possibile, basta crederci


Caro direttore, come al solito 'Avvenire', anche nell' estate appena conclusa e in questo primissimo autunno, va contro corrente e riesce a parlare con sistematicità, non con articoli spot dalla cifra scandalistica, di questioni spesso rimosse dagli altri media. 

Il giornale nazionale da lei diretto ha così dato spazio alla scelta unanime del Consiglio comunale di Iglesias che si dichiara «Città di pace», ma nel suo territorio si trova davanti alla realtà della fabbrica che produce bombe che vengono inviate nella penisola arabica e utilizzate anche per la guerra nello Yemen. Sta qui il motivo per cui sempre più forte è salita la richiesta di interventi per una «riconversione integrale» dell' economia sarda, non solo della fabbrica interessata. Una richiesta tesa a sottrarre questo pezzo d' Italia a un ricatto inaccettabile: o bombe o disoccupazione. Le organizzazioni datoriali e sindacali locali hanno però smorzato tali attese, sostenendo la tesi della inconvertibilità di una delle poche aziende che danno lavoro in un' area depressa. La questione è troppo importante per essere data per chiusa e abbandonata, tanto più che proprio in Sardegna, a Cagliari, si svolgerà, a fine ottobre, la 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani che pone a tema 'Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale'. 


D opo l' appello di alcune associazioni rivolto ai parlamentari lo scorso 21 giugno, la Camera dei deputati ha votato il 19 settembre scorso una mozione 'ammorbidita' sulla questione, che non cita neppure il nodo dell' invio di bombe verso l' Arabia Saudita. Un alibi per chi vuol tacere e girare la testa. Eppure non si può fare a meno di chiedersi che cosa abbiano da dire nel merito le parti sociali. Confindustria, cioè l' associazione degli industriali italiani, così come Cgil e Cisl, che raccolgono il maggior numero di iscritti al sindacato tra i lavoratori dipendenti dell' impianto Rwm, non possono immaginare di risolvere la questione della produzione di bombe in Sardegna, destinate alla guerra in Yemen, con le dichiarazioni sinora rese dai loro rappresentanti a livello regionale. Questi ultimi, più volte hanno dimostrato di accettare la tesi della impossibilità della riconversione industriale della produzione oggi assicurata, nel territorio del Sulcis Iglesiente, dalla società tedesca Rheinhmetall Defence che controlla la Rwm Italia. O ggi in Italia manca lavoro e quello che c' è spesso è sotto attacco sotto il profilo dei diritti e della stabilità. Per un dipendente, le parole «riconversione produttiva» hanno un suono inquietante, perché quei termini si associano a processi di ristrutturazione che finiscono per ledere diritti, competenze e conoscenze acquisite. Esiste una signoria incontestata della 'proprietà' che decide cosa, come e per chi produrre secondo strategie competitive e di redditività che sono sottratte a ogni discussione. Il ruolo del potere pubblico si limita, in questo schema intoccabile, ad attrarre e facilitare i capitali disposti a investire sul territorio, senza poter impedire future chiusure o delocalizzazioni maturate in sedi decisionali che operano a livello planetario. 

martedì 19 settembre 2017

Le anime belle della politica

Dice Alessio Lanfaloni da Assisi 

«Quando due anni fa ci siamo presentati alla Camera per iniziare un dialogo con i parlamentari sulle bombe inviate a paesi in guerra contro legge e la riconversione delle industrie belliche, un sincerissimo Pierferdinando Casini ci ha chiamato "anime belle", persone animate da grandi ideali ma ingenui perchè la realtà è un'altra. Non so se gli europarlamentari sono anime belle, lo spero ma non li conosco, sta di fatto che hanno chiesto compatti un embargo verso l'Arabia Saudita alla Mogherini, come avevamo fatto noi. Domani ci sarà il voto alla Camera su questo tema, finalmente dopo anni si è arrivati a calendarizzarlo».


mercoledì 13 settembre 2017

1917 -2017 l'obbedienza dovuta


Domande e risposte dall'Extra di Città Nuova sulla politica della nonviolenza attiva 

Come affermano gli storici, l’invocazione di Benedetto XV del 1917 intesa a fermare l’inutile strage era rivolta ai governanti del tempo senza sciogliere dall’obbedienza verso le autorità legittime i cristiani del tempo, generando gravi conflitti interiori come avvenuto ancor di più durante il fascismo. Oggi l’appello alla coscienza per l’esercizio della nonviolenza non dovrebbe comportare la disobbedienza verso la guerra come quella del 2003 in Iraq, del 2011 in Libia e le prossime avventure possibili in Medio Oriente? L’appello alla nonviolenza non mette in crisi anche la concessione delle basi Usa in Italia direttamente coinvolte con le strategie di guerra nel mondo come i bombardamenti sulla Siria? 

 Risponde così il filosofo  Roberto Mancini 








Oggi la scelta della nonviolenza comporta a mio avviso l’obiezione di coscienza verso le imprese belliche - ipocritamente chiamate “missioni di pace” - sia nel Medio-Oriente che in Afghanistan. 

In ogni caso è un’obiezione contro la prassi dei bombardamenti, dell’attività dell’industria bellica e della politiche di potenza. La scelta della nonviolenza deve contribuire alla rigenerazione dell’ONU e delle istituzioni democratiche internazionali che solo, semmai, avranno l’autorità e la responsabilità di frapporsi tra i carnefici organizzati in milizie e le popolazioni che sono loro vittime. 
La guerra e anche il terrorismo, in realtà, sono vere e proprie “istituzioni” preparate da tanti apporti: tipi di politica, interessi economici, industria bellica, ideologie. 

Affrontare questa complessità subito e solo nei termini della casistica che stabilisce quando si spara e quando no è un approccio astratto e pericoloso; piuttosto bisogna disinnescare e bonificare tutte queste varie cause. La nonviolenza è azione articolata, interposizione, prevenzione, educazione, stile di vita. Ed è intelligenza reale delle situazioni. 

martedì 22 agosto 2017

Mondi paralleli e responsabilità pubbliche



Andrea Barnanes è intervenuto come rappresentante di Banca Etica all’assemblea 2017 degli azionisti Finmeccanica Leonardo formulando questa domanda: 

«Perché si esportano arei militari in Kuwait sapendo che il Paese è coinvolto, assieme all'Arabia Saudita, agli Emirati Arabi, all'Egitto e al Qatar nella guerra contro lo Yemen che non ha alcuna legittimazione dal punto di vista del diritto internazionale e che ha generato oltre 10.000 morti tra i civili, 2,5 milioni di sfollati oltre ad abusi, crimini di guerra, ospedali, scuole, fabbriche e campi profughi bombardati e oltre 1.000 bambini uccisi nei raid aerei?».
FinmeccanicaLeonardo è controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che possiede il 30,204 % del capitale sociale. 

La responsabilità è dunque politica.

A marzo 2017 sei organizzazioni italiane( Amnesty International, Oxfam, Movimento dei Focolari, Fondazione Banca Etica, Opal Brescia, Rete Italiana per il Disarmo),con riferimento all’invio di bombe prodotte dalla Rwm Italia,  hanno chiesto al ministro degli Esteri di «porre fine immediatamente al trasferimento di sistemi militari e munizionamento verso la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, per prevenire ogni rischio di commettere o facilitare serie violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani in Yemen».
Domande rimaste senza risposta, mentre il ministro degli Esteri Alfano si reca al Meeting di Rimini il 24 agosto 2017 per parlare su  La Difesa e la pace nel mondo con Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato. 

Rischiamo di vivere in mondi autonomi che non riescono a confrontarsi. Eppure davanti ad un mondo in fiamme non si può restare vincolati al dovere della cortesia e all’indifferenza.