sabato 20 maggio 2017

Profezia e affari




Guerra inutile strage? 
 Il famoso grido inascoltato lanciato da Benedetto XV nel pieno del mattatoio del primo conflitto mondiale era rivolto ai governanti dei Paesi coinvolti in quella lotta fratricida tra popoli ancora prevalentemente cristiani. 


Dovevano ascoltarlo i potenti, non i soldati e le loro famiglie che dovevano restare sottomessi all’obbedienza verso l’autorità legittime.  Lo ha affermato, con evidente cognizione storica, l’attuale ministro della Difesa Roberta Pinotti in un recente convegno della Fondazione Donat Cattin. 

Come è noto, all’epoca, nello stesso comando del generale Luigi Cadorna operavano religiosi autorevoli come il padre barnabita Giovani Semeria e, dopo, il francescano nonché ufficiale medico Agostino Gemelli che giungerà a coniugare il culto del Sacro Cuore con l’onore del sangue versato per l’onore della Patria. 

Cadorna, il miglior stratega militare del tempo, era l’autore della famosa direttiva del 1915 che avvisava ogni soldato ad essere «certo di trovare, all’occorrenza, nel superiore il fratello o il padre, ma deve anche essere convinto che il superiore ha il sacro potere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti e i vigliacchi». 




Una recente proposta di legge presentata in Parlamento per chiedere perdono e riconoscere la dignità a migliaia di giovani contadini, operai e impiegati fucilati ingiustamente con tali metodi, compreso la decimazione a sorteggio, è stata approvata all’unanimità alla Camera ma resta bloccata al Senato perché considerata pericolosa del principio di ordine costituito. 

Se come dice Lucio Caracciolo, le guerre attuali sono l’effetto dello sfaldamento degli Imperi provocato nella Grade Guerra terminata formalmente nel 1918, anche le fratture della coscienza collettiva sono ancora aperte se solo si pensa all’adesione di massa avutasi in Italia a partire dalle prime imprese coloniali fino al secondo conflitto mondiale combattuto agli ordini del fascismo. 

Con la lettera ai cappellani militari del 1965 di don Lorenzo Milani che si è posta in maniera pubblica e aperta una rivisitazione della storia patria all’insegna della delegittimazione di ogni tipo di giustificazione della guerra invitando ad «avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto».   

Affermazioni destinate a bruciare come un fuoco interiore e tali da continuare a provocare scandalo e divisione, ma una tale nitidezza arriva oggi dalla sede di Pietro con papa Francesco che fa esplicito riferimento a Mazzolari e Milani e che, quando si è recato negli Stati Uniti, ha additato quali figure esemplari da seguire Thomas Merton e Dorothy Day, due esponenti dell’opposizione radicale alla guerra. La devozione alla salvezza proveniente dalla bomba atomica, secondo lo scrittore e frate trappista Merton, rappresenta  l’idolo ateistico dell’era post cristiana.

 Lo stesso papa ha infatti invitato a lottare per la giustizia sociale come un’esigenza di fraternità. È ciò che ha fatto in Italia Giorgio La Pira che occupava fabbriche e prefetture per salvare il lavoro degli operai e invitava a considerare questo nostro tempo come “crinale apocalittico della storia” perché, come andò a dire nella Russia sovietica , «siamo davanti o alla distruzione apocalittica della terra e del mondo o all’ edificazione millenaria -apocalittica anch'essa - della pace: altra alternativa non c'è».
 
Una visione profetica per alcuni, folle e pericolosa per altri, ma resta aperta la domanda: ancora oggi le invocazioni contro la guerra sono rivolte solo a reggitori del mondo? Oppure fanno appello, a prescindere dal fatto di indossare una divisa,alla coscienza di ognuno? 


Cerchiamo allora di far calare il discorso astratto in un caso che neanche dovrebbe porsi per una repubblica che afferma di “ripudiare la guerra”: nel nostro Paese un’azienda tedesca fabbrica e invia delle bombe all’Arabia Saudita, nazione alla guida di una coalizione impegnata in un conflitto dimenticato come quello in corso nello Yemen dove sono migliaia le vittime civili, senza risparmiare scuole e ospedali, con milioni di profughi. Il governo italiano afferma che va tutto bene, l’Arabia Saudita è un alleato di ferro degli Stati Uniti che le  hanno venduto, come riporta Alberto Negri su Il Sole 24 ore, «100 miliardi di dollari in armamenti negli ultimi 5 anni».  

Come riporta Francesca Caferri su Repubblica citando il New York Times, il primo viaggio all'estero di Trump, a maggio 2017, avviene in Arabia Saudita  avviene per siglare accordi commeciali miliardari, in particolare nel settore degli armamenti con altri 100 miliardi di dollari che interessano un gruppo di aziende guidate dalla Lockheed Martin. 


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